LAMINE ORFICHE


di f. ma
[dal Corriere della Sera - 28 novembre 2001]

Dalla Terra al Nirvana bevendo l'acqua di Orfeo

"Questo è il regno di Mnemosine. Qualora tu venga a morire, andrai alle case ben fatte di Ade: a destra c'è una fonte; accanto ad essa sta un bianco cipresso. Venendo laggiù le anime dei morti trovano refrigerio. A questa fonte non ti avvicinare affatto! Ma più avanti troverai la fresca acqua che scorre nel lago di Mnemosine: di sopra vi sono i custodi. Essi ti domanderanno, nell'animo loro prudente, che cosa tu veramente chieda alla Tenebra di Ade funesto. Dì: figlio io sono della Greve e di Urano stellato. Sono arso da sete e muoio, ma datemi subito la fresca acqua che scorre dal lago di Mnemosine". E, invero, avranno misericordia di te con il consenso del re di sotterrra; e, invero, ti permetteranno di bere al lago di Mnemosine e, invero, anche tu, dopo aver bevuto verrai alla via sacra che anche altri iniziati e baccanti percorrono incliti"

Le lamine orfiche d'oro - a cura di G. Pugliese Caratelli, pagg. 112, euro 13,43

Navigare fra le analogie collegando tradizioni in apparenza estranee, è una tentazione corrente per chi si occupi di religioni comparate. Con due esiti possibili: intuire nessi inimmaginabili fra tradizioni remote o cadere in astrusi sincretismi tanto approssimativi quanto acrobatici.

Altro discorso è quando a rilevare le analogie è uno storico dell'antichità alieno da suggestioni teosofiche, come Giovanni Pugliese Carratelli il quale, nel commentare "le lamine orfiche d'oro", scrive: "Affine a questa dottrina pitagorica appare quella che, nel medesimo tempo in cui si svolgeva in Magna Grecia il magistero di Pitagora, si esprimeva in India nella predicazione del Buddha: anche questa indicava nella tensione intellettuale verso il nirvana la liberazione dal reiterarsi delle esistenze prodotto dal trsna , le sete di vivere".

Naturalmente, per restare nel suo ambito, Pugliese Carratelli aggiunge che "ciò non implica l'ipotesi di una connessione storica". Ma chi sfogliasse senza freni accademici il nuovo importante testo dello studioso (che completa un'edizione fuori commercio del '93), finirà suggestionato dalle analogie, pur essendo già noto che il ciclo delle rinascite era al centro delle credenze orfico-pitagoriche.

Le lamine d'oro, datate fra il IV e il II secolo a. C., furono rinvenute a partire dagli Anni '60 in vari sepolcri di Magna Grecia, Creta e Tessaglia. Le incisioni furono oggetto di vari studi, l'ultimo dei quali - nel '90 Carratelli esaminò i testi nel diritto e nel rovescio - ha dato i risultati raccolti in quest'opera. Le iscrizioni mirano a guidare nell'aldilà l'anima di chi sia stato iniziato a una dottrina misterica come all'orfismo: la speranza è di ottenere la salvezza da ulteriori esperienze umane, inevitabilmente dolorose, e di raggiungere uno stato di perenne beatitudine. L'anelito a uscire dalla ruota delle esistenze per liberarsi vita dopo vita ("ora moristi ora nascesti", recita un verso) dai fardelli karmici in vista della liberazione differisce di poco dai misteri d'Oriente.

Vi sono due categorie di lamine: nelle prime l'anima invoca Persefone e altri numi ctonii in vista di un aldilà molto terreno; mentre le seconde, più propriamente orfiche, sono imperniate sulla fonte di Mnemosine. Queste ultime invitano l'iniziato a non dissetarsi al fiume Lete - che dà l'oblio delle stesse vite precedenti - ma alla fonte di Mnemosine, madre delle Muse, alla quale egli è ammesso dopo aver dichiarato la propria origine celeste ("Son figlio della Terra e del Cielo Stellato, urania è la mia stirpe"). L'acqua di Mnemosine resuscita non solo i ricordi delle vite passate ma offre soprattutto una chiara reminiscenza dell'origine divina dell'anima, che a quel punto può percorrere la sacra via dove gli eroi "procedono gloriosi". Non vi sono precise indicazioni circa l'aldilà che comunque è glorioso e "liberato" (grazie alla fonte di Mmemosine) dalla sete terrena che trattiene l'anima nel mondo illusorio delle rinascite: oppure nel samsa ra , per usare l'idea speculare d'Oriente.

A partire dalla prima metà dell'Ottocento, e fino ad anni recenti, sono state rinvenute, in vari sepolcri della Magna Grecia, di Creta e della Tessaglia, alcune sottilissime lamine d'oro, databili fra il IV e il II secolo a.C., che recano le "istruzioni destinate a guidare nel suo itinerario oltremondano l'anima che è stata debitamente iniziata a una dottrina misterica". Iniziazione sulla quale il mondo antico è riuscito a mantenere un impenetrabile segreto. In questo libro, che ci offre la decifrazione, la traduzione e un affascinante, sostanzioso commento delle lamine, Giovanni Pugliese Carratelli fa il punto sulle diverse interpretazioni che negli anni si sono succedute e avanza l'ipotesi che gran parte di queste iscrizioni, finora "genericamente classificate come documenti dell'orfismo", siano intimamente legate alla scuola di Pitagora. Se l'elemento comune a tutte le lamine, infatti, è la speranza di ottenere la salvezza da ulteriori esperienze esistenziali, i testi su cui si appunta l'attenzione dello studioso sono quelli che evocano Mnemosyne, la madre delle Muse, dea preposta alla memoria: colei che, unica, è in grado di sottrarre l'iniziato all'oblio connesso al ciclo di nascite e morti, e di fargli attingere la consapevolezza della propria origine, urania prima che terrena. Giacché gli uomini, nati dalle ceneri dei Titani (folgorati da Zeus per essersi cibati delle carni di Dioniso Zagreus), sono costretti a espiare quel primo atto di hybris - e al tessuto di sofferenze che è la vita sfuggiranno soltanto, come insegnano appunto i Pitagorici, in virtù della filosofia (che non è altro che la somma delle esperienze intellettnali a cui presiedono le Muse) e delle iniziazioni misteriche. In una piega del testo, una notazione di Pugliese Carratelli ci spalanca dinanzi orizzonti vertiginosi: "Affine a questa pitagorica appare la dottrina che nel medesimo tempo in cui si svolgeva nella Magna Grecia il magistero di Pitagora si esprimeva in India..."